Segnale 396 · Pensiero · archivio pubblico
Divertirsi per obbligo義務の楽しさ
Ci sono giornate di lavoro in cui persino l’entusiasmo sembra un’attività prevista dal programma.

Versione pubblica · dati sensibili rimossi
La chiamano giornata di offsite, come se cambiare indirizzo bastasse a cambiare il lavoro. Si esce dall’ufficio, si appendono cartellini al collo e per qualche ora ci viene chiesto di dimenticare ruoli, scadenze e gerarchie senza smettere davvero di portarli con noi.
Sul programma compaiono parole come squadra, fiducia, collaborazione. Intorno, attività pensate per farci ridere insieme, risolvere qualcosa con una corda o raccontare una parte di noi davanti a colleghi che il giorno dopo torneranno a occupare gli stessi rettangoli sullo schermo.
Il problema non sono loro. È l’obbligo di partecipare anche con l’entusiasmo, come se la presenza non fosse sufficiente. Non basta esserci: bisogna sembrare coinvolti, trovare divertente ciò che mi annoia e offrire una versione disponibile di me quando vorrei soltanto che nessuno mi chiedesse di giocare.
Mi guardo intorno e provo a capire quanto manchi alla fine. Ogni attività conclusa apre quella successiva. Ogni pausa promette un’uscita e poi ci riconsegna al cerchio, ai gruppi assegnati, alle istruzioni pronunciate con l’energia di chi crede davvero che questa giornata ci renderà più vicini.
Forse domani ricorderemo una battuta o un momento riuscito. Oggi, però, sento soltanto il tempo fermo dentro l’orologio e la fatica di fingere che stare insieme per forza sia il modo migliore per costruire qualcosa.
Resto seduto al margine per qualche minuto, abbastanza vicino da poter tornare quando mi chiameranno. Il gruppo continua dietro di me. Io guardo ancora l’ora e spero che la giornata decida finalmente di riprendere a muoversi.
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