Segnale 406 · Pensiero · archivio pubblico
Dove il sogno ti trattiene
Nel sogno non sei tornato: semplicemente non te ne sei mai andato. È il risveglio a rimettere tutto a distanza.

Versione pubblica · dati sensibili rimossi
Nel sogno la stanza è sempre la stessa, anche se al risveglio non saprei descriverla. La finestra cambia posizione, la porta conduce ogni volta altrove e la luce non sembra provenire da nessun punto preciso. Eppure, quando entro, la riconosco.
Tu sei già lì. Non c’è sorpresa nel vederti e non ho bisogno di chiedermi come sia possibile. Nel sogno non sei tornato: semplicemente non te ne sei mai andato. Il tempo che ci separa rimane fuori, insieme a tutte le domande che da sveglio non riesco a evitare.
Non parliamo davvero. Le frasi cominciano e poi si confondono con altri rumori, come se la stanza non fosse capace di conservarle fino alla fine. Restano il movimento delle mani, una distanza breve e quella familiarità che il giorno ha trasformato in qualcosa di irraggiungibile.
Poi il sogno comincia a cedere. Il pavimento diventa acqua senza bagnare nulla, il corridoio si allunga e la porta si sposta ogni volta che provo ad avvicinarmi. È allora che capisco di stare dormendo, proprio nel momento in cui vorrei non saperlo.
Il risveglio non cancella tutto subito. Per qualche secondo la stanza continua a sovrapporsi a quella reale. Cerco un dettaglio a cui aggrapparmi, ma le immagini perdono consistenza prima delle emozioni. Rimane la sensazione di averti incontrato e di averti perso nello stesso istante.
Lo chiamo sogno perché non conosco un’altra parola. Ogni notte potrebbe ricondurmi lì oppure chiudere per sempre quella porta. Quando succede, non so mai se sto tornando da te o se sono io quello che, per poche ore, smette di essere lontano.
FrammentoIn qualche stanza
PensieroLa terza luna sopra di me
FrammentoStanza senza data