Segnale 403 · Pensiero · archivio pubblico
Il messaggio scritto a pezzi
Da più di tre anni raccolgo parole per una persona che non sento più. Ogni ricordo riapre il punto in cui ci siamo persi.

Versione pubblica · dati sensibili rimossi
Ho cominciato questo messaggio molte volte, ma non sono mai riuscito a scriverlo tutto insieme. Ogni tentativo si fermava dopo poche righe, nel punto in cui le parole diventavano troppo precise oppure non lo erano abbastanza. Così ho continuato a raccoglierle a pezzi, aspettando che un giorno riuscissero a stare nella stessa pagina.
Non ci sentiamo da più di tre anni. Il tempo ha reso meno nitida la forma di ciò che è successo, ma non il momento in cui le nostre vite hanno smesso di procedere affiancate. C’è ancora una linea netta tra il prima e tutto quello che è venuto dopo.
Ogni tanto tornano le sere, le uscite, le vacanze e le stupidaggini fatte insieme. Non arrivano in ordine e non chiedono permesso. Basta un luogo, una frase detta da qualcun altro o una fotografia incontrata per caso, e per qualche secondo la distanza sembra molto più corta di questi anni.
Mi dispiace per quello che è accaduto. Mi dispiace soprattutto che, insieme a quell’episodio, si sia perso anche tutto il resto: la confidenza, le abitudini, il modo in cui alcune giornate avevano senso semplicemente perché sapevo che avremmo finito per condividerle.
Non so che cosa possa fare un messaggio arrivato così tardi. Non so se troverà ancora un posto nella tua vita o se leggerlo servirà soltanto a misurare meglio quanto siamo diventati lontani. Non lo scrivo per cancellare quei tre anni, né per fingere che non siano esistiti.
Ho impiegato tutto questo tempo per riuscire a dire una cosa semplice: mi mancano alcuni momenti di noi e mi dispiace averli lasciati finire insieme a ciò che ci ha separati. Il messaggio, adesso, è completo. Non so ancora che cosa succeda dopo l’ultima riga.
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