Segnale 400 · Pensiero · archivio pubblico
Prima che il giorno arrivi
Alcune direzioni diventano visibili prima delle prove: il difficile è restare accanto a quella luce quando nessun altro la vede.

Versione pubblica · dati sensibili rimossi
Ci sono strade che riesco a vedere soltanto quando intorno è ancora buio. Non hanno cartelli né margini sicuri; compaiono per un riflesso, per una linea sul tetto, per una sensazione che non saprei difendere davanti a qualcuno.
Di giorno tutto pretende prove. Un punto di arrivo, una mappa leggibile, una ragione che possa essere ripetuta senza esitazioni. La notte concede invece contorni incompleti. Mi lascia intuire una direzione prima che esista abbastanza luce per chiamarla strada.
Essere un sognatore, forse, non significa fuggire da ciò che è reale. Significa accettare di muoversi quando il reale non ha ancora finito di mostrarsi. Mettere un passo dove gli altri vedono soltanto ombra, sapendo che l’ombra potrebbe avere ragione.
La parte più difficile non è immaginare l’alba. È restare accanto a quell’immagine quando nessuno la vede. Spiegare una luce futura in una stanza ancora scura finisce per farla sembrare un’invenzione, perfino a me.
Ho sbagliato direzione più di una volta. Ho chiamato segnale ciò che era soltanto desiderio, ho difeso sentieri che non portavano da nessuna parte. Ma anche gli errori avevano una forma: nascevano dal tentativo di non aspettare che tutto fosse già deciso.
Forse non vedo il mattino prima degli altri. Forse arrivo soltanto troppo presto, quando il cielo non ha ancora scelto da che parte aprirsi. Resto con le mani sulla mappa e una linea chiara che la attraversa, senza sapere se indica il futuro o il punto esatto in cui mi sono perso.