◈ Segnale 410 · Pensiero · archivio pubblico
Quel giorno al mare
Rivivo una giornata d'infanzia al mare: immagini nitide, parole scomparse e la mancanza che continua a tornare.

◇ Versione pubblica · dati sensibili rimossi
Ricordo quel giorno al mare con una nitidezza che mi sorprende: avevo quattro o cinque anni, la cameretta era stretta e quei letti a castello rossi dominavano lo spazio. Sono immagini semplici, quasi materiche, il colore del legno, la scala che portava al letto alto, eppure mi tornano con la stessa intensità con cui tornano certi odori o certe canzoni che non si dimenticano.
Ricordo tutto di quella casa al mare e ricordo te, come se fosse ieri che mi parli. È strana la concomitanza tra la chiarezza delle immagini e il vuoto delle parole: il tuo volto è lì, fermo in una sequenza di ricordi, e la tua voce invece è sfumata, come se qualcuno avesse abbassato il volume di un nastro che non si riesce più a riavvolgere.
Non ricordo le tue parole. Questa assenza ha una forma, non è un buco indefinito, ma una superficie liscia su cui il resto si appoggia: le discese verso la spiaggia, il passo che facevamo, il tuo viso che mi sorride. Sono dettagli che, senza il linguaggio, hanno assunto il compito di raccontare chi eri per me in quel tempo.
Mi manchi. Non è una conclusione, è un gesto che faccio ogni volta che riordino quelle immagini nella mente: le riporto una accanto all'altra, le confronto, provo a comporre una memoria che sia riconoscibile. Non pretendo di riempire il vuoto delle parole, ma continuo a tornare a quella casa al mare perché lì, in quelle stanze e in quelle discese, sei ancora presente.
Forse è questo il modo in cui custodisco: non come un archivio perfetto di frasi e spiegazioni, ma come una sequenza di stanze e sorrisi che si sovrappongono. Le parole possono perdersi, ma certe immagini restano, e con loro quella mancanza che mi accompagna ancora.